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Tre parametri definiscono la stazione
Il primo è la tipologia di refluo da sollevare: acque bianche, acque sporche contenenti solidi fino a 5 mm, acque luride. Da qui si sceglie il tipo di pompa: a girante chiusa, Vortex (a girante arretrata) o trituratrice. Il secondo è la portata da smaltire nell’unità di tempo, che definisce anche il volume utile del serbatoio di accumulo in funzione degli avviamenti/ora previsti dal costruttore della pompa per un corretto funzionamento. Il terzo è la prevalenza totale della stazione, ovvero l’altezza che l’acqua pompata deve superare per raggiungere il recettore finale. Questa grandezza viene calcolata anche in funzione della distanza, della presenza di curve e raccordi e della rugosità della condotta. Dall’analisi di questi tre parametri si definiscono le pompe, il volume della stazione e le potenze elettriche necessarie.
La giusta soluzione non si sceglie solo in base ai litri
Fra i 100 e i 19.000 litri cambia anche il modo di intervenire in fase di manutenzione. Le Babysol, fino a 400 litri, vanno a valle di piccoli scarichi di tipo domestico. Minisol, Minisol XL e Corrugate coprono le piccole e medie utenze fino a 3.700 litri. Su Minisol XL e Corrugate può essere installato il sistema di accoppiamento rapido (piede di accoppiamento): la pompa si sfila dai tubi guida senza dover necessariamente intervenire all’interno della vasca.

Sulle utenze grandi l’intervento esce dalla vasca
Maxisol e Maxisol XL servono le medie e grandi utenze, con mandate fino a DN 80 e DN 150. Il fondo è sagomato per evitare ristagni e alloggiare le pompe. Soprattutto, la vasca può essere equipaggiata con una camera di manovra valvole preassemblata: valvole di ritegno e saracinesche restano in un vano separato, e la condotta premente si svuota senza aprire la stazione.
Cosa intasa una stazione di sollevamento
Il resto si decide in ingresso. Il cestello di grigliatura trattiene i solidi grossolani che intaserebbero le pompe; dove l’apporto è consistente, è consigliabile installare un pretrattamento di sgrossatura a monte. I coperchi hanno guarnizioni antiodore, che in un interrato frequentato non sono un dettaglio. L’allarme acustico o visivo è opzionale. Tutta la linea risponde alla UNI EN 12050.
Perché in polietilene e non in calcestruzzo
Una stazione di sollevamento raccoglie quello che l’edificio scarica sotto quota e lo rimette in rete. Lavora da sola, ogni giorno, e nessuno la guarda finché non si ferma. Per un manufatto così, il materiale decide la durata. Le vasche Starplast sono monoblocco in polietilene rotostampato, a spessore costante e irrigidite da nervature che ne garantiscono la tenuta meccanica. Rispetto al calcestruzzo, il polietilene è immune alla corrosione e chimicamente inerte; inoltre, è leggero e consente di risparmiare su movimentazione, trasporto e posa. Starplast affianca il progettista dal calcolo alla verifica funzionale.
Risparmia il tuo oro blu.



