L'acqua piovana che cade su un piazzale asfaltato non è acqua pulita. Dilava idrocarburi, residui di combustione e polveri di pneumatici e lo scarico dei primi minuti dell'acqua di dilavamento è il più inquinato. La medesima superficie impermeabilizzata genera portate al ricettore nettamente superiori rispetto al deflusso naturale, incrementando così il rischio di allagamenti urbani. In fase progettuale, quindi, il professionista deve gestire due priorità distinte: la depurazione dello scarico e la regolazione dei volumi idrici destinati al ricettore.


Gestione delle acque meteoriche: prima pioggia, deoliazione e invarianza idraulica
Quando una superficie viene impermeabilizzata, la gestione delle acque meteoriche di dilavamento introduce una duplice criticità progettuale, legata sia alle caratteristiche qualitative dello scarico sia alla capacità idraulica del corpo ricettore. La gamma Starplast dedicata alle acque meteoriche risolve entrambe le criticità, integrando i sistemi di trattamento della prima pioggia con i bacini di laminazione inPluvio per le grandi portate.

Prima pioggia e dilavamento: il primo trattamento
Il primo dilavamento di una superficie è il più critico: l'acqua di prima pioggia raccoglie infatti tutti gli inquinanti depositati nei periodi di secca. Per questo il D.Lgs. 152/2006 e le norme regionali ne impongono l'intercettazione e il trattamento prima dello scarico. Starplast risponde a questa esigenza con due strategie. La prima prevede sistemi in accumulo, come gli impianti IPPA, che isolano il volume iniziale per sottoporlo a dissabbiatura e deoliazione. La seconda punta sul trattamento in continuo, che depura la portata in transito grazie ai sistemi IPC e ai deoliatori con by-pass DEC CB e DEC MB. La scelta tra le due tecnologie varia in base all'estensione della superficie, al tipo di ricettore e alle linee guida locali.
Invarianza idraulica: trattenere e rilasciare
Passando alla gestione delle quantità, l'obiettivo è l'invarianza idraulica: impedire che il terreno cementificato scarichi più acqua rispetto a quando era naturale. La strategia consiste nell'immagazzinare la pioggia e rilasciarla lentamente, rispettando i limiti del ricettore. Mentre per i piccoli volumi basta un comune serbatoio monoblocco in polietilene, le criticità emergono quando entrano in gioco i grandi bacini, dove servono sistemi più avanzati.

inPluvio: bacini di laminazione a elementi modulari
Al crescere dei volumi da regolare, le vasche monoblocco presentano criticità logistiche ed esecutive legate ai trasporti eccezionali e alla posa di manufatti sovradimensionati. Il sistema a celle inPluvio supera tali limiti grazie a elementi modulari in polipropilene stampato a iniezione, caratterizzati da un'elevata resistenza ai carichi meccanici. Il fissaggio a incastro consente una modularità totale: la volumetria dell'invaso si sviluppa assecondando i vincoli planimetrici del sito. La versatilità applicativa è garantita dal rivestimento: l'avvolgimento in tessuto non tessuto configura un sistema disperdente, mentre l'impiego di una geomembrana impermeabilizzante realizza un bacino stagno per la laminazione o il recupero delle acque meteoriche.
Dal progetto al cantiere
La gestione della prima pioggia, il trattamento e la laminazione non possono essere definiti a cantiere aperto: vanno dimensionati insieme, partendo dall'estensione della superficie scolante e dalle specifiche normative locali. Starplast supporta il professionista in ogni fase, dal calcolo idraulico iniziale alla verifica funzionale finale, fornendo schede tecniche dettagliate e assistenza durante la posa in opera. Definire la corretta configurazione impiantistica fin dalla fase di progettazione è la chiave per prevenire varianti d'opera e costosi adeguamenti successivi.



